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Assistenza umanitaria, evacuazione medica, monitoraggio delle attività illecite e supporto alle missioni antincendio in zone remote. Sono solo alcune delle missioni che i quattro C-27J Spartan della Fuerza Aérea peruviana hanno svolto dal loro arrivo nel paese sette anni fa
Impiegato nei contesti geografici, ambientali e operativi più sfidanti, il C-27J Spartan di Leonardo è un velivolo in grado di svolgere diverse tipologie di missioni in ambito di difesa e di protezione civile.
La vasta esperienza operativa accumulata presso varie Forze aeree nel mondo lo rende il velivolo ideale per missioni di trasporto militare, aviolancio di paracadutisti e materiali, supporto tattico alle truppe nell’ “ultimo miglio”, operazioni dei corpi speciali, assistenza umanitaria e supporto alle popolazioni colpite da disastri ambientali.
Dal suo arrivo nel paese latino-americano nel 2015, l’aereo è stato subito testato sul campo rivelandosi estremamente efficace durante il terremoto in Ecuador nel 2016, quando il Perù ha messo a disposizione i suoi C-27J totalizzando 59 missioni, trasportando più di 1.000 persone e una media di 130.000 chili di carico di aiuti umanitari. Il velivolo è ancora in prima linea nel 2017 quando, durante il più grande disastro forestale nella storia del Cile, attraversa le zone devastate dagli incendi trasportando migliaia di sfollati e personale di soccorso; e poi nel 2019 a seguito delle inondazioni nel Nord del Perù, messo in ginocchio dalla pioggia incessante e dai fiumi di fango che avevano trascinato via ogni cosa, persone, case, strade. Con il paese diviso in due, l’intera flotta di Spartan in dotazione alla FAP (Fuerza Aérea del Perú) ha volato senza sosta dalla base di Callao (Lima) fino a otto volte al giorno.

Dai rapporti forniti dal Grupo Aereo N°8 peruviano, il reparto della FAP dedicato al trasporto aereo, emerge un dettagliato e orgoglioso resoconto delle attività svolte in circa 7000 ore di volo, durante le quali lo Spartan ha affrontato le condizioni più difficili spostandosi tra le aree costiere a 19°C, le foreste a 38°C, le montagne a 5°C, atterrando quasi sempre su piste semi-preparate a 100 piedi, come ad anche 11.500 piedi sul livello del mare. La versatilità del velivolo è stata messa alla prova anche dalla diversità delle missioni richieste: dalla fornitura di assistenza umanitaria alle evacuazioni mediche e al monitoraggio di attività illegali fino al supporto alle operazioni antincendio in aree che altrimenti sarebbero raggiungibili solo dalla navigazione fluviale in oltre sei giorni.

Ma ancora durante l’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19 il velivolo ha dato dimostrazione della sua duttilità, in Perù come nel resto del mondo dove è operativo con altre 15 forze aeree. Impiegato prevalentemente per il trasporto di materiale e attrezzature sanitarie, è stato messo a disposizione per il trasporto del personale sanitario e dei pazienti colpiti dal Coronavirus, prevedendo anche, in alcuni casi, le complesse operazioni di trasporto con i kit di bio-contenimento.

Lo Spartan rispecchia bene l’essenza stessa del concetto di sicurezza nazionale, dimostrandosi il miglior assetto per le operazioni delle forze di difesa e per il loro fondamentale contributo al supporto della popolazione e ai compiti di protezione civile. In un mondo colpito non solo dalla pandemia ma da molte altre emergenze, lo Spartan ha dimostrato di poter garantire un sostegno efficace e senza sosta alle comunità che ne hanno avuto bisogno.
Ed è un velivolo in costante evoluzione. Per migliorarne le prestazioni Leonardo ha recentemente implementato sul C-27J Spartan Next Generation nuovi equipaggiamenti, nuova avionica e avanzate soluzioni aerodinamiche che facilitano ulteriormente il compito degli operatori che lo hanno in dotazione.

Per scoprire il C-27J più da vicino, attraverso le parole di chi lo utilizza da tempo, andiamo ora direttamente sul campo, alla base di Callao, presso il Grupo Aereo N°8, dove l’aereo da trasporto tattico della FAP è dislocato e opera un equipaggio tutto al femminile.

Ne parliamo con il Comandante Fiorella Sponza Nagayai e con le due loadmaster Diana Rocio García Velásquez e Dina del Rosario Valdiviano Mendoza.

Come è nata la passione che ti ha spinto a diventare pilota militare?
Fin da piccola ho coltivato la passione per l’aeronautica. Sono sempre stata attratta da questo mondo. E sentivo molto forte anche il bisogno di aiutare il mio paese nel raggiungimento dei suoi obiettivi. Grazie alla Forza Aerea peruviana ho avuto l’opportunità di unire questi due impulsi. Per questo ho deciso di arruolarmi.
Qual è la parte migliore del tuo lavoro? E che cosa provi ogni volta che parti in missione per portare soccorso alla popolazione?
Nel mio lavoro la soddisfazione più grande deriva dall’aver compiuto il proprio dovere, come quando esco dalla cabina di pilotaggio con la certezza di avere portato soccorso a un mio connazionale. Provo una grande emozione nel poter offrire un contributo che faccia la differenza per la vita dei cittadini peruviani.
Che cosa è il C-27J per te, un alleato in volo?
Proprio per le sue notevoli capacità, ritengo che il C-27J rappresenti per il paese uno strumento altamente efficace per assistere i peruviani che vivono in zone remote e svolgere compiti di difesa nazionale. All’inizio, riuscire a controllarlo è stata per me una vera sfida, ma grazie al suo elevato livello di progettazione e alla strumentazione avanzata che lo equipaggia, alla fine pilotarlo si è rivelato essere un obiettivo assolutamente alla mia portata.

Come si diventa loadmaster (responsabile del carico)?
Dopo essere stata ammessa nel Gruppo Aereo n. 8, sono stata assegnata alla flotta di C-27J Spartan. Era un obiettivo che perseguivo da tempo, perché volare è sempre stato il mio sogno. Sapevo che non sarebbe stato facile, tanto più che all’epoca non c’erano loadmaster donna. Potermi addestrare su questo velivolo ha rappresentato per me una grande opportunità. La mia formazione è iniziata con lezioni in aula per circa un mese, seguite da cinque lezioni nel simulatore. Dopodiché è arrivato il tanto atteso momento del decollo. L'addestramento in volo si è articolato in 25 sessioni con un istruttore. Dopo circa un anno e mezzo è arrivato finalmente il giorno della mia qualificazione.
Il vostro è un lavoro di grande responsabilità.
Certamente, noi loadmaster abbiamo un doppio ruolo. Come loadmaster 2 abbiamo il compito di stivare il carico assicurandoci che venga distribuito e fissato adeguatamente. All'interno della cabina, in posizione di loadmaster 1, assicuriamo l’operatività dell’aereo e la sua preparazione al volo. Diventiamo il terzo occhio per la verifica delle procedure e dei parametri durante il volo e supportiamo i piloti nello svolgimento della missione.
Come ti prepari alla missione e quali sono le difficoltà?
Il volume del carico o il numero di passeggeri varia a seconda della missione. Sono dati che influiscono sulla programmazione del volo, che dipende sempre dal peso trasportato nel rispetto delle linee guida previste. Le difficoltà che possono insorgere in volo dipendono spesso dal maltempo, ma possono avere a che fare anche con l’assenza di attrezzatura adeguata al momento dello scarico del materiale. Nel caso di interventi MedEvac (Medical Evacuation), valutiamo le condizioni di volta in volta al fine di garantire la migliore assistenza al paziente e, se necessario, adattiamo l’aereo a questo tipo di missione.
Come si svolge una giornata tipo a bordo del C-27J Spartan?
Iniziamo molto presto. Il loadmaster deve sempre trovarsi sul posto due ore prima del decollo. Una volta arrivati al reparto Operazioni, recuperiamo l’ordine di volo e la chiave del velivolo, e ci sottoponiamo al controllo medico pre-volo riservato a ogni membro dell’equipaggio. Dopodiché effettuiamo i vari controlli sull’aereo: la verifica pre-volo, il rifornimento di carburante, la revisione del carico o il controllo dei passeggeri. Una volta preparato il velivolo, comunichiamo ai piloti le informazioni di routine per il volo, poi restiamo a disposizione. Successivamente sono gli stessi piloti a effettuare le verifiche del caso. Terminata questa fase, iniziano le operazioni di rullaggio dell’aereo in vista del decollo. Una volta in volo, monitoriamo le procedure e il corretto fissaggio del carico. Arrivati a destinazione, avviamo le operazioni per lo spegnimento dell’aereo ed effettuiamo un check-up globale di pneumatici, carrelli e compartimenti di stoccaggio. Verifichiamo poi di avere il corretto supporto a terra per le operazioni di scarico e, nel caso ci sia, carichiamo altro materiale da riportare a Lima. Rientrati alla base, controlliamo nuovamente il velivolo, compiliamo la documentazione prevista, effettuiamo la pulizia generale dell’aereo, lo copriamo e lo trasferiamo alla sua postazione, dove resterà parcheggiato fino alla prossima missione.
Durante la pandemia, la FAP è stata un fattore chiave per migliaia di pazienti colpiti dal virus. Lo rifaresti?
Il periodo della pandemia è stato molto difficile. Ci siamo trovati a trasportare ossigeno, equipaggiamenti biomedici e di protezione per il personale sanitario. Abbiamo volato per giornate intere facendo a volte un volo al mattino e uno al pomeriggio, spesso per prestare soccorso alla popolazione. La fase più faticosa è stata quella in cui ci siamo occupati del trasbordo di malati. A dire la verità, eravamo parecchio spaventati perché in quel momento non era chiaro se saremmo riusciti a tenere sotto controllo il virus. Non avevamo ancora i vaccini e le incognite erano molte. Mi ricordo che indossavamo fino a due tute protettive, con mascherina FFP2, tre paia di guanti, copriscarpe e visiera protettiva. Ci veniva detto di non toccare nulla e all’atterraggio trovavamo pronto un container dove gettare tutti i dispositivi di protezione. Non avevamo contatti con nessuno e successivamente dovevamo procedere alla completa sanificazione dell’aereo. Avevamo paura anche per le nostre famiglie, ma tornando indietro lo rifarei, perché abbiamo potuto aiutare molte persone e salvare tante vite. Questa è la nostra missione e la nostra vocazione di servizio ed è in queste situazioni che ti senti veramente messa alla prova.

Come si diventa loadmaster?
Ci vogliono impegno e fatica. Per prima cosa è necessario essere ammessi al Programma Operativo Annuale (POA), successivamente si inizia con la formazione a terra e si prosegue poi con l'addestramento in volo. Le dodici fasi iniziali sono di adattamento e vengono seguite dalle fasi di carico. Applicando le conoscenze ricevute dagli istruttori e dai piloti, si completa con successo la formazione per diventare loadmaster.
I compiti che svolgete sono di massima responsabilità, come ti prepari alla missione e quali sono le difficoltà?
Ci vuole molta concentrazione, perché in aeronautica qualsiasi errore può avere ripercussioni sulla sicurezza del volo. Le difficoltà sono il nostro pane quotidiano, ma ciascuno di noi ha la capacità di superarle. Ad esempio, può capitare di atterrare in una destinazione dove non si può disporre di personale e di assistenza logistica adeguati, o di trovare condizioni meteorologiche instabili, o ancora di dover sostenere un carico di lavoro molto elevato.
Potresti raccontarci come si svolge una giornata tipo a bordo del C-27J Spartan?
Tutto inizia ancor prima del volo con la pianificazione delle attività, dal rifornimento di carburante al materiale da caricare, sempre in collaborazione con il personale di bordo.
Il numero dei loadmaster presenti a bordo varia a seconda della missione. Generalmente ne vengono imbarcati due, che si suddividono le operazioni da svolgere e garantiscono la sicurezza del volo. Il nostro principale compito è quello di assicurare il corretto caricamento del materiale da trasportare, la sua messa in sicurezza e il suo successivo scarico.
Durante la pandemia, la FAP ha svolto un ruolo di primo piano nell’assistere i pazienti colpiti da virus. Lo rifaresti?
Assolutamente sì. Come recita il motto del mio Gruppo: “Per la Patria fino al sacrificio”.
2026-04-05T15:34:43Z
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